"La grande rivoluzione annunciata si è ridotta a un mero 'rimescolamento di carte'. Questo emerge dinanzi alle indicazioni sulla nuova stagione che la direzione di testata ha illustrato al CdR di Rai Sport nel corso dell'incontro svoltosi mercoledì 28 luglio".
Così il Cdr della testata in una nota.
"La profonda trasformazione - prosegue - si è risolta nel riposizionamento di colleghi diversamente occupati rispetto alla scorsa stagione, secondo una logica di compensazione e un piano di spartizione degli spazi televisivi tra 'soliti noti'. Anche il rinnovamento del team della Nazionale presenta in realtà solo due nuove risorse. La grande, vera novità editoriale resta la cancellazione della moviola all'interno delle trasmissioni della testata. Se sotto il profilo teorico l'abolizione della moviola può essere considerata un'interessante sperimentazione, ai fini pratici il meccanismo sostitutivo di affidare alla associazione arbitrale la parola ultima su un numero limitato di casi dubbi, risulta essere ancora poco chiaro e da definire. Non vorremmo che a farne le spese sia l'autonomia di giudizio dei colleghi e della testata o che il sistema della 'cassazione' generi disparità di trattamento tra le squadre del campionato. Al momento, al di là degli annunci sulla stampa da parte del direttore, non è dato sapere dove termina il diritto di analisi e critica del giornalista. Eliminare le inutili polemiche e 'spiegare il calcio' va bene, ma non a scapito della nostra credibilità. Su questi punti dirimenti il CdR di Rai Sport chiede al più presto alla direzione una dettagliata comunicazione per informare l'intero corpo redazionale".
"Il piano presentato nei suoi aspetti più innovativi - dichiara ancora il Cdr - si richiama allo slogan di aprire 'un nuovo ciclo'. Nell'essere stati i primi come rappresentanza sindacale a condividere questa necessità, in questo frangente la direzione manca di efficacia nel cercare di raggiungere tale obiettivo. Rinnovare non significa declassare i colleghi più anziani ma neanche ricollocarli ovunque. E non è necessario passare attraverso forzature per far spazio e imporre una nuova nomenclatura. Il riferimento è alla volontà del direttore di voler chiedere la qualifica di inviato per un collega, atto di per sè legittimo ma inusuale alla luce della consolidata prassi aziendale regolata dalle norme dell'integrativo. Forzature come questa fanno il paio con la disattenzione nel rispettare lo spirito dell'art.34 del contratto, in riferimento al 'parere preventivo' del CdR sulle novità e sui programmi della nuova stagione. Anche questa volta il CdR è costretto a ratificare decisioni già prese. Se questa sottigliezza interpretativa può apparire un cavillo, agli occhi di un'analisi più approfondita mette in luce invece una prassi che svilisce il confronto e che di fatto neutralizza 'l'obbligatorietà del parere' stesso che il CdR è tenuto a dare su questa tipologia di argomenti".
"Il piano di novità presentato - conclude - contiene alcune lacune nel merito dello spazio informativo del lunedì (non sono state fornite notizie nè sui contenuti, nè conferme sulla conduzione), nonchè nella definizione dell'equilibrio dei 'pesi' tra opinionisti di Rai Sport e i collaboratori. Il CdR è soddisfatto per la presenza nelle trasmissioni di 'firme' di Rai Sport e invita la direzione a circoscrivere il raggio d'azione dei collaboratori per evitare - come già segnalato - ingerenze nei vari programmi. Infine, più volte abbiamo contestato la sovrapposizione di incarichi. Alla luce delle scelte fatte dal direttore anche questa volta rileviamo delle incongruenze. Se è vero che non esiste un obbligo contrattuale e tanto meno un vincolo aziendale che neghi l'utilizzo di figure dirigenziali (vice direttori e capo redattori), su mansioni diverse da quelle di loro stretta competenza, è pur vero che prudenza e opportunità dovrebbero invitare a rivedere la distribuzione di alcuni ruoli e compiti anche e soprattutto nel rispetto di quanto annunciato in sede di presentazione del piano editoriale".
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